
LA VERA DISTRIBUZIONE DEI BENI
Mi piace resistere al freddo per guardare la neve; al caldo per studiare le mosse del sole. È una questione di potere, che è la stessa cosa dell'amore.
Ora piove, ma non mi importa: non speravo di rivederti, e che ti saresti seduta qui accanto a me, per caso, sulle scale di questa chiesa che crolla. E non mi importa nemmeno se (vado a naso) questo è solo uno di quei sogni complicati che poi mi uccidono. Mi chiedi se ho da accendere e cominciamo a parlare del più e del meno. Dalla chiesa esce (ha i paramenti viola) l'arcidiacono, e le donne (hanno il velo rosso in testa) lo seguono cantando un treno. Mi racconti un sogno. C'era il vento, mi dici, e toccavamo l'enigma della vita in un solo momento. Esce anche la salma del dio. Eravamo ad Argo, dici ancora, e ti facevo un segno con la bocca per dire tutto sull'eternità: così come a ogni uomo tocca. Le donne ridono, e piove più forte, e tu mi racconti un terzo sogno: Mercurio aveva spodestato Giove e, travestito da filosofo o astrologo, alchimista o psicologo, ti aveva visitato. E poi, mi dici, tu cominciavi la vera distribuzione dei beni. Non ti capisco, ma il tuo profumo mi fa impazzire. Guardo il cielo: tu, con una mano sola, lo sostieni. Urla l'arcidiacono, urlano le donne, urla il dio: e noi ci diamo infine un bacio.
Nell’immagine, un dettaglio da Ritratto di Elias Canetti, figurazione di Veronica Leffe.
Testo di Pier Paolo Di Mino.
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.



