CAPITOLO PRIMO - "MA L'AMOR MIO NON MUORE"

 

Sebbene la narrazione de “Il libro Azzurro” prende un suo particolare e specifico significato solo nel suo insieme, ogni suo capitolo costituisce un vero e proprio libro godibile in sé ed è fruibile prima di tutto isolatamente. Isolatamente: un’isola sulla quale si sosta prima di proseguire il viaggio verso quella successiva, completando infine, nel tempo, l’esperienza di un arcipelago immaginale. Ogni capitolo ha, dunque, il formato di un libro.

Il primo capitolo-libro de Il libro azzurro si intitola Ma l'amor mio non muore.

“Gli studenti finalmente si zittirono, e il maestro Achiba disse: Dio, vedendo che il mondo era così bello, decise di crearlo. Perché decise di crearlo? Perché nulla può continuare a vivere se non viene creato di continuo. E questo è detto lì dove è scritto che Dio fece il mondo in sette giorni.”

È così che prende avvio la narrazione de Ma l’amor mio non muore, il primo capitolo de Il libro azzurro, una narrazione che coincide con una delle lezioni perenni date, dal maestro Achiba, sull’amore. Una lezione che, prima di tutto, è un invito a seguire, con coraggio e con ardimento del pensiero, le leggi severe di questa forza che lega e dà impulso a tutto la realtà, attraverso la guida esemplare di un catalogo di donne che all’amore, nelle sue diverse forme, hanno dedicato la loro vita. Il maestro Achiba, legando in una sola storia quelle donne da lui prescelte come esempio vivo e vivificante dell’amore, ci incoraggia così alla disciplina e all’arte necessaria insita nel desiderio.

“Ma l’amor mio non muore di Pier Paolo Di Mino e Veronica Leffe”, scrive Pasquale Donnaruma nell’introduzione al libro, “è una narrazione per tappe dedicata alle diverse forme d’amore e desiderio incarnate da ventiquattro straordinarie figure femminili, chiamate a raccolta dall’origine dei tempi sino alla storia più recente. Ogni tappa di questa narrazione è un dittico, al racconto della vita della protagonista si accompagna l’illustrazione della sua figura, del suo corpo, del viso, di gesti e espressioni folgoranti che insieme alle parole esprimono il senso di una storia non ancora raccontata. Scrittore e illustratrice reinventano il mito o meglio lo rigenerano per dargli nuova sostanza, ma anche e soprattutto per portare alla luce ciò che di quella storia mancava ancora di avere forma e espressione. Di ogni “maestra” osserviamo il contegno, ascoltiamo parole, scopriamo sentimenti che non appartengono al racconto ufficiale, ma che non per questo sono meno veri, in un universo di segni per suo statuto dominato dalla contraffazione. Nel ripresentarci figure che appartengono al portato della nostra civiltà, dai più remoti tempi biblici al mito greco-latino, attraversando il passato storico fino al cuore più cupo del Novecento, gli autori introducono i lettori in un percorso di rilettura della vita di queste mirabili donne, offrendogli non solo di ripensare a esse con mente nuova, ma di poter compiere per loro tramite una vera e propria trasformazione poietica, che coinvolge il mito e dunque nulla meno che la loro stessa esistenza”.

Le donne scelte da maestro Achiba sono ventiquattro. Ventiquattro storie di amore. Ventiquattro storie di donne che hanno amato, spinte da un desiderio che non conosce fine: Eva, Circe, Calipso, Penelope, Euridice, Medea, Didone, La Regina di Saba, La Sulamita, Maria Maddalena, Ipazia, Ildegarda da Bingen, Shahrazad, Giovanna d'Arco, Veronica Franco, Anna Maria Van Schurman, Anne Bonny, Marianne, Cristina di Belgioioso, Alexandra David-Néel, Lou Salomè, Margherita Nikolaevna, Simone Weil, Josephine Baker.

 

 

 

 

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