
TESSERE LA REALTÀ
Uno studio approfondito dell’astronomia, finalizzato alla pratica di una ragione e di un’estetica maggiormente vicina alla realtà, non può eludere l’apprendimento a memoria dell’Iliade e dell’Odissea.
Molti hanno trovato poco credibile che i due canti siano di uno stesso autore: che la stessa persona sia stata in grado di penetrare, attraverso la figura di Achille, i tormenti infantili del desiderio, e, attraverso l’immagine di Ulisse, quelli della conoscenza che tutto considera. C’è chi ha pensato che Omero avesse congegnato il canto del dorato guastato Achille quando, da giovane, per legge di natura, anche lui era dorato e guastato, e che, solo da vecchio, avesse posto mente alle profondità ambigue del saggio e criminoso Ulisse. Non lo so. Per come la vedo io, uno come Omero, è vecchio anche da giovane, ed è giovane pure quando è vecchio. È uno, insomma, che, fino all’ultimo, per esempio, scherza, e che, per dimostrare che tutto è uno scherzo che raccapriccia, sacro, muore togliendosi la vita per non avere risolto un enigma da quattro soldi: questa è la vita. Secondo me, però, Omero non è il vero autore dell’Iliade e l’Odissea, che, infatti lo sanno tutti, sono state entrambe congegnate da Ulisse. Era un suo scherzo, un enigma da quattro soldi, una cosa erotica che faceva con Penelope. O, forse, L’Iliade e l’Odissea sono state entrambe congegnate da Penelope, che la realtà tesseva e poi disfaceva, e, insomma: se uno vuole imparare a distingue fra il desiderare e il considerare, non c’è nulla di meglio che studiare astronomia, imparando a memoria l’Iliade e l’Odissea.
Nell’immagine “Il diploma Leuckart (Penelope)”, acquaforte, bulino e acquatinta di Max Klinger, realizzata nel 1895, conservata presso l’Istituto Centrale per la Grafica di Roma.
Testo di Pier Paolo Di Mino.
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.



