
GLI DEI BALLANO TRA DI NOI
Ma è quando una civiltà finisce, che, spesso, si liberano certe essenza balsamiche intatte, le ninfe escono di nuovo dagli alberi, ed è possibile tornare a vedere ballare gli dèi tra di noi.
È quando la civiltà finisce che la cultura torna a emergere in tutta la sua importanza. Quando tutto crolla, e si è toccato tragicamente con mano che tutte le storie che credevamo vere, tutta le nostre ossessioni, non solo erano vane ma ci hanno portato sul baratro. Camus parla della peste, e dice che solo quando una catastrofe fa ciò che una catastrofe deve fare, rivoltare i nostri parametri, l’uomo torna a essere umano. Penso che stia parlando di ciò che io intendo per cultura. Un interesse vivo per la vita, quella basilare eccitazione e meraviglia, quel terrore, quell’orrore, quello spasimo e desiderio che si prova come davanti a un miracolo che somiglia a un miracolo quando la realtà fugge e muta davanti a noi, chiamandoci a sé, chiamando la nostra intera intelligenza; questo interesse, oggi, questo interesse vivo per la vita, dopo decenni che seguono secoli che seguono millenni di progressivo spegnimento dell’intelligenza umana potrebbe essere per noi una vera catastrofe, il rivolgimento di ogni parametro, quella catastrofe per mezzo della quale salvarci.
L’immagine è “Bacchantenzug (Corteo di baccanti), da Franz Von Stuck", acquaforte realizzata da William Unger (Hannover, 1837 - Innsbruck, 1932).
Testo di Pier Paolo Di Mino.
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.



