
LA CULTURA
E finiamo dunque parlando di cultura. Una volta si dava per scontato che uno scrittore fosse anche colto. In effetti, ancora oggi, la maggior parte degli scrittori sono mediamente colti. Però, è evidente che per sapere raccontare o scrivere una storia non bisogna essere colti, basta sapere raccontare.
Si dice che leggendo molto, si impara a scrivere. Che leggendo molti racconti e romanzi, per esempio, si impara a narrare. È come dire che a forza di vedere dei malati, divento un medico. Non succede quasi mai, a meno che non sei di carattere uno che ama curare le persone. Non so, a me non succederebbe. Se io guardo un malato, mi prende un attacco di ipocondria. Questo di sicuro succede perché sono un narratore. Penso subito alla morte. Ci penso con grande facilità. È quello che mi succede anche se leggo una narrazione. Soprattutto, se leggo o ascolto una narrazione Mi fa venire in mente la morte, ed è questo che mi educa, per così, a narrare a mia volta una storia. Ed è questo ciò di cui parlo quando invoco la cultura come elemento costituente di una narrazione valida. La cultura, del resto, ha a che fare con il culto dei morti. Il culto della morte, il culto degli antenati. Il culto di tutte quelle cose che non producono metano e benzina, non sfamano gli affamati e non rendono più edotta la popolazione. Non rendono questo mondo un posto migliore di come lo hai trovato. La cultura è l’opposto di tutte le cose che prendiamo alla lettera, che crediamo più vere del vero, di tutte le cose che crediamo necessarie. È evidente che la cultura non serve proprio a niente.
L’immagine è “Il trionfo della morte”, affresco realizzato da Giacomo Borlone de Buschis nel 1485 per la Confraternita dei Disciplini. L’affresco è situato nell’Oratorio dei Disciplini, a Clusone (provincia di Bergamo).
Testo di Pier Paolo Di Mino.
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.



