IL SEGRETO DI DOSTOEVSKIJ
La bellezza è provocazione all’amore. La bellezza è sicuramente ineffabile, se dobbiamo definirla, ma non lo è nei suoi effetti.
Fa provare piacere. Un piacere erotico. Un desiderio. Di questo si deve tenere conto per prima cosa quando si narra una storia. È come un corteggiamento. Se di una persona diciamo che è buona o una brava persona o veste bene o è corretta o ha belle mani, di sicuro quella persona non ci attrae davvero. Non stiamo sognando nulla su di lei. Allo stesso modo, se di un racconto siamo indotti a constatare il bello stile, la ricchezza dell’invenzione, l’appropriatezza sintattica o lessicale, l’ingegnosità della trama e la penetrazione dei personaggi, ecco, tutto questo è segno che quel racconto non ci sta facendo provare nulla. Se uno legge Dostoevskij, per esempio, prova immediatamente qualcosa: un cazzotto sul naso e un senso di morbosa vertigine. Insomma, gli succede come quando ci si innamora. È vero, dopo uno può fermarsi per cercare di capire perché Dostoevskij fa questo effetto, e allora nota che non ha un bello stile, che le sue trame sono banali e non hanno intreccio, che non si capisce quasi nulla di quello che dice, ma che devo fare? All’amore non si può comandare. Allora, se uno riflette meglio, capisce il segreto di Dostoevskij. Ti fa innamorare proprio perché le sue trame sono banali e non hanno intreccio e non ci si capisce nulla. Ti fa innamorare perché è il classico ragazzo sbagliato che piace alle ragazze brave. È dello scorpione. È passionale. Ti travolge quando parla, e tu alla fine lo baci per farlo stare un po’ zitto.
Nell'immagine, un ritratto ideale di Fëdor Michajlovič Dostoevskij realizzato da Veronica Leffe.
Testo di Pier Paolo Di Mino.
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.



