
PROVOCAZIONE
La provocazione è quella parte della retorica che Apollo deve avere insegnato per prima a Marsia.
Provocare significa chiamare a sé qualcuno o qualcosa. È un atto di seduzione, pieno di malizia, e doppi fini. Non è il neutro e laico convocare. Somiglia di più al religioso invocare, come quando si invoca un dio, ma mentre l’“in” di invocazione ci dice solo che siamo davanti a un richiamo intenso, il “pro” di provocazione ci dice che questo richiamo lo facciamo per qualcosa. La parola provocazione è identica nel valore e nel significato alla parola greca kalòs, bellezza. Kalòs viene dal verbo kaleo: chiamare. La provocazione è la bellezza. La bellezza è provocante. Ci provoca; ma a cosa? Lo dice la parola italiana bellezza, che viene dalla parola latina bello, il diminutivo di bonus: il bene. La bellezza ci provoca al bene. E quale bene maggiore esiste di quello che troviamo nell’amore? E quindi ecco cos’è la provocazione che Marsia ha appreso estaticamente da Apollo e che, grazie al dio, ancora oggi si impara studiando retorica: è l’arte di spingere chi vive a unirsi nell’amore con l’altro.
Nell’immagine, “Le Déjeuner sur l'herbe”, olio su tela realizzato da Edouard Manet nel 1863, conservato a Parigi, presso il Musée d'Orsay (immagine nel pubblico dominio, tramite Wikimedia Commons).
Testo di Pier Paolo Di Mino
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.



