
UNA MODALITÀ ESTATICA
La poesia, per i greci, è l’azione volta a trovare la realtà, producendola; infatti, la realtà, che è una rappresentazione, può essere trovata solo in un atto
produttivo in cui la parola e il pensiero coincidono con un’immagine. L’“ut pictura poesis” rinascimentale; l’identificazione bruniana del pittore con il filosofo; la definizione bizantina dell’artista come “zōgraphos”, ovvero come colui che disegna la vita; quella egizia dello scultore come “s’ankh”, ovvero come colui che fa ciò che è vivo (ciò che è necessario) descrivono con buona approssimazione lo statuto di chi, per professione di fede, deve vedere la realtà per dargli espressione. Ma come si può davvero praticare questa professione, dando espressione alla realtà dopo averla vista? Questo è detto solo nella storia crudele che racconta di Apollo e di Marsia.
L’immagine è “Apollo e Marsia”, olio su tela di Bartolomeo Manfredi, realizzato nel 1615-1620 circa, conservato a Saint Louis (USA) presso il Saint Louis Art Museum (Foto nel pubblico dominio, tramite Saint Louis Art Museum).
Testo di Pier Paolo Di Mino
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.



