
SOLO ARIANNA PUÒ UCCIDERE DIONISO
Questa storia la raccontavamo, qui nel Mediterraneo, molto tempo prima che i greci calassero sulle nostre sponde e fondassero la famosa civiltà occidentale.
Quando i greci fondarono la famosa civiltà occidentale decisero di continuare a raccontarla, questa storia, ma la verità è che non la capivano. Siamo a Creta. Arianna, la Grande Signora, era la sposa di Dioniso, il Grande Dio, che si manifestava, rinchiuso in forma di toro al centro di un labirinto, come un’assenza. Un giorno sbarcò sull’isola Teseo, un piccolo uomo che incarnava l’immagine divina di Apollo. Arianna si innamorò di Teseo, e, così, lo aiutò a entrare nel labirinto e a uccidere Dioniso: poi, scappò con lui. Dioniso, allora, rincorse Arianna, e, trovatala, la uccise e la tramutò in una stella. Non poteva andare altrimenti: infatti, se vogliamo vivere la nostra esistenza di piccoli uomini è necessario che Dioniso, che è la vita in sé, infinita, sia ucciso a favore di Apollo, che della vita è la forma ben delimitata e armonica e finita. Solo Arianna può uccidere Dioniso, perché Arianna, perennemente mutevole, è quella facoltà, piena di malizia e ardimento, sensuale e peccaminosa, ricca dei beni della ragione, viva nei sentimenti e nei sensi e nell’intelletto, e quindi sempre pronta al raggiro e al crimine, propria di tutto ciò che ha nascimento, e che chiamiamo immaginazione. Inevitabile quindi che Dioniso abbia a sua volta ucciso Arianna: doveva farne una stella, divina e perennemente mutevole nel giro infinito del cielo: altrimenti Arianna sarebbe rimasta con Teseo, piccolo e limitato, e si sarebbe ammalata di paralisi; che sarebbe come a dire che l’immaginazione si sarebbe fermata, congelata, rattrappita: sarebbe degradata a immaginario. E, se l’immaginazione degrada a immaginario; se non abbiamo più immaginazione, ma solo un immaginario, allora nessuno può più uccidere Dioniso, e l’uomo deve smettere di esistere.
Nell'immagine, "Uscire dal labirinto", una figurazione di Veronica Leffe, pittura acrilica su carta incollata su tavola.
Testo di Pier Paolo Di Mino
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.



