
LO SVUOTAMENTO DELL'IMMAGINAZIONE
Quei pensieri, grida il censore e grida l’iconoclasta, quelle immagini istigano all’impurità e all’impudicizia; quelle immagini così sfarzose, quelle parole così
immense, quei pensieri complicati e lussuosi non portano da nessuna parte, e fanno male al cuore, lo tormentano, lo fanno pulsare e lo rendono rosso. Come sarebbero stati spesi meglio i soldi sprecati per adornare il mondo di quelle immagini e di quelle parole; come sarebbero stati spesi meglio quei soldi per fare del mondo un luogo più pulito. Ma il censore e l’iconoclasta non possono nulla contro il potere delle immagini. Cancellare le immagini serve solo a moltiplicarle, così come manipolare l’immaginazione serve solo a comprimerne il volume fino a farla esplodere. Se si vuole davvero ottenere qualche risultato certo contro l’uomo e contro la vita non si devono abolire le immagini e non si deve manipolare l’immaginazione: le immagini e l’immaginazione vanno neutralizzate. Questa intuizione è alla base del lavoro di Goebbels, il capo ufficio stampa del partito Nazionalsocialista: Goebbels ha capito che qualsiasi cosa si faccia per manipolare la nostra cognizione della realtà non cambia la realtà, e che quindi è inutile manipolare la nostra immaginazione; e, nello stesso tempo, ha capito che l’immaginazione non si può abolire. Goebbels ha capito, quindi, che per agire contro la vita e contro l’uomo è necessario svuotare l’immaginazione, svuotandone la struttura grammaticale e sintattica, riducendo l’immaginazione a immaginario e a fantasticheria: il Kitsch, compreso fra arte per l’arte, pubblicità, arte didascalica e comunicazione aziendale, diventa ora lo strumento principe della dissipatio H.G.
Nell’immagine, Joseph Goebbels, Ministro della Propaganda, in una foto scattata da Alfred Eisenstaedt alla15a Assemblea della Società delle Nazioni, Ginevra, Svizzera nel 1933 per la rivista “Life” (© Foto by FPLH tramite flickr).
Testo di Pier Paolo Di Mino
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.



