
CENSORI E ICONOCLASTI
L’odio per le immagini e per il pensiero è sintomo di una profonda conoscenza e delle immagini e del pensiero, e di un amore rimosso:
il censore e l’iconoclasta sentono e vivono nella profondità abissale, nell’ambiguità insanabile, nell’inarrestabile crescita numerica, nell’infinito e nel vuoto delle immagini e del pensiero un male che è in loro, e solo in loro. Le immagini e il pensiero suscitano tormento e spasimo, desiderio inesauribile, amore privo di cautele, ed è per questo che il censore e l’iconoclasta aboliscono le immagini e il pensiero: sperando di trovare pace (una pace che è un deserto), un’implacabile silenzio anestetico, un riparo dalla vita. Ma anche nel deserto gli uomini e le donne e i bambini, anche in quel silenzio, in quell’abbacinante assenza di vita, trovano il modo di darsi ai lavori sacri, e, attorno al vitello d’oro, tessono i canti e le danze: e tutto ha di nuovo inizio, perennemente.
Nell'’immagine “L'Adorazione del vitello d'oro” di Gerrit de Wet, Olio su tavola realizzato nella prima metà del XVII secolo - collezione privata (Immagine nel pubblico dominio, tramite Wikimedia Commons).
Testo di Pier Paolo Di Mino
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.



