
MANIPOLARE L'IMMAGINAZIONE
Per controllare il pensiero, o addirittura il più ampio complesso dell’immaginazione, è necessario usare il pensiero, o l’immaginazione.
L’operazione è quanto meno pericolosa. L’immaginazione è un fuoco, e non si spegne un fuoco gettandoci dentro altro materiale combustibile. Torniamo nel quinto secolo ad Atene, per esempio. Dobbiamo convincere le donne che il meglio per loro è starsene a casa a fare figli, badare agli affari domestici, ingrassare pallidamente, spegnersi in silenzio. La figura di Atena, e l’annessa pubblicistica, cerca di convincere positivamente le donne che il loro addomesticamento corrisponde a un aumento dei diritti e della dignità e della sacralità, e via dicendo. I tempi, però, non hanno raggiunto un grado sufficientemente elevato di progresso; i tempi, al dunque, non sono ancora maturi per potere convincere pianamente, per mezzo di lucidati strumenti logici e indiscutibili norme convenzionali che il meglio per qualcuno possa essere il suo peggio, e, così, ad Atene, nel V secolo, si decide di fare ricorso all’immaginazione nella sua forma più piena, e viene congegnata una raffigurazione con scene di centauri che massacrano donne ribelli. Le immagini sono emozionanti e tremende, esito di un’arte che sa esprimere in pieno il più alto senso della bellezza. E si affida proprio a questa bellezza un messaggio tanto tremendo, che non deve avere mancato di terrorizzare più di una donna, ma che, di sicuro, ha anche ispirato generazioni e generazioni di donne, fomentandole alla ribellione e alla lotta. Ancora, pensiamo alla Firenze rinascimentale. I Medici, interessati a instaurare saldamente una tirannide a Firenze, investirono molto nei vari Michelangelo e Botticelli, Ficino e Poliziano affinché rappresentassero per mezzo di immagini e di parole una certa idea di sfarzo e liberalità e libertà e ricchezza e benessere da comunicare al popolo come illusione, come vaporosa promessa di felicità in terra, ma i vari Michelangelo e Botticelli, Ficino e Poliziano non poterono fare a meno di rappresentare una reale felicità in terra, e la possibilità di un concreto bene per l’essere, e una ricchezza praticabile nello scambio fra l’umano e il divino che, dopo secoli di decadenza che scivolano ora nella catastrofe finale, ancora si offrono a noi come una possibilità di rinascita. Infine, la grande macchina immaginativa del barocco, messa al servizio delle moderne esigenze normative e regolatorie della Riforma e della Controriforma, si espresse con conturbanti immagini di città mutevoli, sante estatiche e carnali, eroi dalla carne ferita, che ancora oggi sono un sogno visibile per diverse forme di riscatto spirituale e umano. Si direbbe, dunque, che non sia possibile controllare il pensiero con il pensiero, e l’immaginazione con l’immaginazione.
Nell'immagine, "Lotta tra greci e amazzoni", parte di un bassorilievo in marmo del fregio amazzonico del Mausoleo di Alikarnassos, conservato presso il British Museum di Londra (Foto originale © The Trustees of the British Museum, rilasciata con licenza CC BY-NC-SA 4.0).
Testo di Pier Paolo Di Mino.
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.



