
DE VINCULIS IN GENERE
L'idea di razionalizzare le leggi naturali che permettono di fare un racconto (che permettono di dare espressione alla rappresentazione del mondo, alla sua im-
magine) afferisce al bisogno di controllare il fenomeno capace di controllare tutti gli altri fenomeni: il pensiero. Razionalizzare il pensiero, che ha azione nel complesso rapporto fra le funzioni psichiche mediate e quelle immediate, significa ridurlo a una sola componente delle funzioni mediate, ossia la ragione. La razionalizzazione è, dunque, una diminuzione e una corruzione. La storia di questa razionalizzazione è lunga, ma per noi comincia a Atene, nel V secolo. Un gruppo di intellettuali, chiamati dai filosofi, con disprezzo, sofisti, si ingegna, in cambio di grandi compensi, di spiegare alla classe dirigente come si può facilmente costruire un racconto non solo credibile ma anche attraente e convincente per giustificare il sopruso, la tirannide, l’assurdo come pratica normale del potere. I sofisti inventano la grammatica, l’analisi logica e sofisticano le leggi della retorica. Inventano un metodo grazie al quale non è possibile non credere a un racconto, e rimanervi avvinto. Dal loro insegnamento nascerà il regime dei trenta tiranni, una delle più spaventose dittature di tutti i tempi: un regime nel quale all’ordine del giorno non mancava mai l’esecuzione capitale. La lezione dei sofisti sarà molto importante nel momento in cui la repubblica romana si trasformerà nell’impero romano. Se Cicerone nelle scuole di retorica ateniesi aveva imparato a usare una lingua che unificava e organizzava il molteplice, e che era quindi adatta per la concezione e pratica di un potere che mirava all’armonia e alla civiltà, Cesare, invece, vi aveva imparato i trucchi per parlare in modo semplice al popolo, educarlo alla semplificazione mentale e al piacere infinito della tautologia. La civiltà romana è sicuramente sopravvissuta nella lingua di Cicerone; la degenerazione di questa civiltà in una società di inermi sudditi di uno Stato tirannico, invece, deve tutto alla riduzione delle capacità cognitive di un intero popolo operata da Cesare. Questa riduzione delle capacità cognitive, protratta e amplificata, porterà, secoli dopo, al crollo dello Stato romano. Dopo la dissoluzione di Roma, ci vorranno secoli perché un’idea stabile di civiltà possa rinascere. Ci troviamo a Firenze, nel Quattrocento, quando rinascono gli studi classici, e la classe dirigente, avendo proprio di mira la costruzione di una civiltà, si impegna su Cicerone, e di nuovo impara la retorica e la grammatica e l’analisi logica inventata dalla cultura greco-romana. Addirittura, nel Rinascimento, si studiano gli effetti psicologici che le parole di un racconto hanno sugli uomini: la chiamavano arte della memoria, o, a volte, magia. Il più importante libro di magia scritto nel Rinascimento (in realtà al suo tramontare) si pone proprio il fine di insegnare come persuadere e conculcare intere masse di uomini. Il libro si intitola De vinculis in genere. Lo ha scritto Giordano Bruno ed è il primo libro che ci erudisce su come vendere qualsiasi cosa a vaste popolazioni. Seguirà dunque l’epoca barocca e il capitale lavoro di Ignazio da Loyola. Loyola, e quindi tutta la letteratura barocca, nonché l’arte e la musica e ogni espressione artistica e culturale di questa epoca, si pone il fine di controllare l’immaginazione umana in ogni suo aspetto. È sempre consigliabile la lettura degli esercizi spirituali di Loyola per imparare a scrivere una sceneggiatura. Ma, gli esercizi, sono sopratutto una lettura fondamentale per chiunque voglia imparare un metodo sicuro per obbligare l’immaginazione a un percorso dato. Pochi secoli dopo Loyola, l’uomo entra, con scomposto fragore, nella modernità, epoca in cui i mezzi per amplificare l’utilizzo della retorica, dell’arte della memoria e della magia sono cresciuti e migliorati a dismisura. Il potere di questa media, la loro capacità di penetrare, illudere, obbligare, degradare l’immaginazione umana sono motivo di sempre maggiore spavento, ma questo spavento non è del tutto giustificato, dal momento che razionalizzare, ossia controllare e ridurre un fenomeno come il pensiero, è possibile solo nel breve termine: si può eludere la realtà solo finché questa non ritorna in forma di rimosso per imporsi alla coscienza. E questo sì, che deve fare spavento.
Testo di Pier Paolo Di Mino.
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.
Testo di Pier Paolo Di Mino
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