
ARISTOTELE E L'ARTE DI TOCCARE LE COSE
Per noi uomini la vita e il mondo sono questo: un’immagine che lavoriamo nella nostra mente. La questione è a suo modo semplice. C’è la realtà. Prendiamo un
qualsiasi oggetto di questa realtà. È lì, e ciò che questo oggetto sta facendo è fuggire. Ma noi, come direbbe Aristotele, lo fermiamo, toccandolo per mezzo di quell’elaborata funzione immaginale che sono i sensi, i quali, dopo avere finto un’immagine di questo oggetto fugacemente toccato, traspongono questa immagine nell’intelletto intuitivo. Dall’intelletto, quindi, l’immagine può essere trasposta nella nostra coscienza in forma di parola e, quindi, comunicata anche agli altri. La parola, dunque, è il mezzo, felicemente imperfetto, che ci rende possibile tenere conto di quell’immagine che è la nostra vita: ma forse sarebbe meglio dire che la parola è lo strumento che dà una forma a quell’oggetto: la parola, dunque, è la nostra forma di vita. Possiamo formulare in maniera diversa una descrizione di questo meccanismo vitale dicendo che il mondo è una rappresentazione a cui noi diamo espressione con la parola dopo essere stata presa in considerazione nei sensi e nell’intelletto e dopo essere stata lavorata sentimentalmente e razionalmente in quella sfera dell’immaginazione che chiamiamo memoria. Qualsiasi cosa vediamo in questo momento, non la stiamo vedendo in questo momento. È successa un attimo prima. La stiamo ricordando, la stiamo vivendo nella memoria. Viviamo in differita. Talvolta si sente dire: vivi qui e ora. O si sente criticare chi è troppo riflessivo, perché così non vive davvero. Ovviamente, in realtà non esiste il qui e l’ora. Appena lo nomino è passato. Riflettere razionalmente e sentimentalmente sull’accaduto, e farne dunque esperienza, è l’unico modo per vivere che conosciamo. Ma questo meccanismo può essere descritto anche in questa maniera (che forse è la più bella): la vita e il mondo sono il racconto che facciamo dell’immagine mutevole e fuggitiva di ciò che è e non può non essere dal momento che non è più.
L’immagine è “Platone e Aristotele, ovvero la Dialettica”, particolare della formella realizzata tra il 1437 e il 1439 da Luca della Robbia per il lato nord del Campanile di Giotto a Firenze, oggi conservata a Firenze presso il Museo dell'Opera del Duomo (Foto di Sailko, GNU Free Documentation License).
Testo di Pier Paolo Di Mino.
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.


