
IL TEMPIO #7 – DARE FORMA AL FUOCO
Tu che mi dici che non sai chi sei e cosa vuoi e io che rimango sospeso, e, stupido e beato, penso a come è bello il tuo sorriso.
Ricordi che ci insegnavano a scuola i sette pilastri della saggezza, e come e quanto nel rapporto fra il cielo e la terra e i nostri sentimenti risiede ogni bellezza? E ci insegnavano che sarebbe bastato non togliersi dal cuore le spine e tu mi avresti amato, e io di più, e nulla avrebbe mai e poi mai avuto fine. È stata appena una manciata di secoli: io che mi perdo per ritrovarti, e mille guai, e mille ancora, e infiniti pericoli, e la salvezza fra le tue dita, nel labirinto dei tuoi miracoli. Davvero ci siamo fatti quelle promesse e dette quelle cose belle o è stato solo farina di stelle, il desiderio di te? Io che a sentire il tuo nome mi faceva male il petto, e, per non perdere l'anima, serravo forte le mascelle. E non smetto di farlo. Dicono, da ultimo, che è stato uno sbaglio inventare questo gioco, ma conosco solo questo: nel tempio tenere vivo l'abbaglio e dare forma al fuoco. E in fondo, ora, dormire tre notti per non pensarti più, non è un altro gioco ancora?
Testo di Pier Paolo Di Mino.

