
IL TEMPIO #4 - AVREI DOVUTO TELEFONARTI PRIMA
Sempre le stesse cose, e l'aria sa di ruggine. In giro per il mondo ci si ammazza; nei libri il niente, per pagine e pagine; in generale, una spaventosa arrendevolezza.
Le mie sono solo parole, perché alla fine volevo solo dimostrare che i pensieri grandiosi non fanno male. Lo so, avrei dovuto telefonarti prima, e tu rispondermi; o nascere all'alba dei tempi: ma che gusto ci sarebbe stato a manomettere i dadi? Il gioco è questo: tu hai cambiato nome, ora profuma delle rose nella valle; il mio è sempre lo stesso, ospitale. Nel frattempo gli uomini e le donne si mettono in coda per andare al macello e cantano gli inni per ingannare l’attesa del finale. Mettono paura, e talvolta mi ritrovo a tremare pensando alle profezie sul numero dei giusti che viene dato in resto. Ma sappi che sono qui. Tu fa il solito gesto: strappa un filo d'erba grassa, e io aprirò la terra. Rifaremo tutto da capo.
Testo di Pier Paolo Di Mino.

