
COME RENDERE VISIBILE L'INVISIBILE?
Il bambino nel racconto dice: “mio padre voleva tornare a casa da me, e allora aveva disertato il suo esercito, aveva sconfitto quello avversario, era diventato insieme un eroe e un traditore, si era fatto tutto il deserto a piedi”.
Qui la fantasia dell’artista corre, e immagina il deserto, quello che può succedere in un deserto: un miraggio, ovviamente. Ma questo miraggio, nella discesa (o è una salita?) infera che ogni eroe deve compiere (che tutti noi dobbiamo compiere), è un’epifania. Come rendere visibile l’invisibile? Il mestiere dell’artista sta tutto qui. Un’epifania è un brivido lungo la nuca, a cui segue quel sentimento che in italiano non ha una parola esatta per essere espresso, in cui la meraviglia e l’orrore sono un tutt’uno. Come manifestare ciò che è solo una voce che confusamente bisbiglia un messaggio, un angelo? La lingua semplice dei bambini e della devozione popolare, quella che parliamo tutti al risveglio, quando ci stacchiamo dai sogni e cerchiamo di trascinarli con noi, sembra essere da sempre la migliore.
Nell'immagine, uno dei bozzetti preparatori delle figurazioni che Veronica Leffe sta realizzando per I semi di Gianagagava, secondo capitolo del Libro azzurro.
Testo di Pier Paolo Di Mino.
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.

