
L'INIZIAZIONE ASPETTA SOLO DI ESSERE UN PO' PIÙ TREMENDA
“Pieno di trucchi mio padre, perché è ovvio: voleva tornare a casa da me, e allora aveva disertato il suo esercito, aveva sconfitto quello avversario, era diventato insieme un eroe e un traditore, si era fatto tutto il deserto a piedi, e appena arrivato all’oceano ci si era buttato dentro.
Sapeva nuotare meglio di un pesce. E si mise a nuotare. Qui dicono che sia stato mangiato da una balena, ma che alla fine la balena lo abbia sputato perché era un osso troppo duro da digerire”.
In questo breve brano del racconto si affastellano molti eventi avventurosi, e la mente di chi le rappresenta moltiplica necessariamente le immagini. Alcuni sono solo appunti, puntelli che servono a costellare una sequenza ancora non chiara: succede come a chi sillabi dittonghi cercando il metro e la cadenza di un verso. Qui le profondità intestine della balena biblica hanno, nell’immediatezza del gesto disegnativo, evocato una fantasia collodiana: l’iniziazione aspetta solo di essere un po’ più tremenda.
Nell'immagine, uno dei bozzetti preparatori delle figurazioni che Veronica Leffe sta realizzando per I semi di Gianagagava, secondo capitolo del Libro azzurro.
Testo di Pier Paolo Di Mino.
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.

