
COME SI DIVENTA UN GRANDE UOMO
“I semi di Giangagava”, il secondo capitolo de “Il libro azzurro”, è un lungo, o forse largo, ragionamento su due semi:
così li definisce Giangagava, il vecchio re zingaro protagonista della storia. Questi due semi, dice Giangagava, parrebbe che, portati a compimento, si possono infine sposare, e allora l’uomo diventa completo e felice in virtù della completezza e felicità di quella collettività da cui proviene, e che forma e dà senso perenne alla sua individualità interinale. È un lavoro che richiede pazienza chimica, e un certo sentimento del destino. Giangagava ci gira attorno, è il suo stile, poco incline alla retorica prometeica de “il tuo dire sia sì, sì o no, no”. Quando parla Giangagava tutto puzza di mercurio, e di vaste peregrinazioni. Infila racconti nei racconti, e, per esempio, qui sotto, è rappresentata una scena che Giangagava pronuncia girando attorno al ragionamento sui due semi. Il racconto parla del “baro rom”, del grande uomo: di come si diventa un grande uomo. Al centro esatto della scena, alla convergenza di tutte le linee prospettiche, si trova lo strumento con cui il protagonista di questa storia diventa un baro rom: una lettera, ossia delle parole che la collettività sta per trasformare in una leggenda. La lettera, di suo, non sarebbe nulla di che: vi viene notificata una condanna a morte causa diserzione. Quel povero zingaro, pensano tutti, riuniti attorno a quella lettera, partito come uno zingaro qualsiasi, arruolato come un semplice soldato, arrivato al fronte, ricevuto l’ordine di andare alla carica e uccidere il nemico, ha piantato le armi a terra, e si è dato alla macchia. Quel povero zingaro, pensano tutti, partito come un povero zingaro, ha dichiarato guerra alla guerra. E questo è solo il primo atto della sua trasformazione in un baro rom.
Nell'immagine, uno dei bozzetti preparatori delle figurazioni che Veronica Leffe sta realizzando per il secondo capitolo del Libro azzurro: I semi di Gianagagava.
Testo di Pier Paolo Di Mino.
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.

