
È PIÙ SACRO VEDERE CHE CREDERE - LO SPLENDORE #48 - IL CAPO DEGLI INGANNATORI
Senza dubbio Hans Doré non è il mondo: infatti è solo il personaggio di un libro. E il mondo cos’è, allora?
Il mondo è il libro in cui è raccontata la storia di questo personaggio. Penso che Kircher, nel finale del primo volume de “Lo splendore”, alluda a questo, quando, riferendo al libraio come sta andando la storia, questa storia, la storia di Hans, o della salvezza del mondo, afferma: “la storia è sempre la stessa, si ripete uguale, e per l’uomo questa storia è un enigma”. Non potrebbe essere altrimenti; dicono infatti che il libro del mondo abbia diversi piani o livelli di lettura. Alcuni dicono che questi livelli siano tre: il primo ilico o letterale, il secondo psichico o metaforico, il terzo pneumatico o anagogico. Altri pensano che i livelli o piani siano cinque, e parlano dei cinque recessi del mondo. C’è anche chi complica ulteriormente la questione, ed è un bene, perché, come afferma Jacques Derrida ne “Il gusto del segreto” non è un bene che il testo di un libro sia chiaramente e perfettamente intellegibile, perché tale trasparenza dei significati “distruggerebbe il testo, mostrerebbe che non ha avvenire, che non deborda il presente, che si consuma immediatamente”. La garanzia del successo del mondo, in termini di sopravvivenza della specie, pare dunque essere affidata alla capacità di accettare continuamente le sfide interpretative, gli enigmi e i calembour, che il divino getta, come fossero dadi, quando scrive il mondo. Quanto a me, infatti, immaginando questa storia e poi scrivendola, altro non ho fatto che confermare quel certo giuramento: “io proverò (e ci riesco) ad essere il capo degli ingannatori”.
Nell'immagine, "Uomo che abbraccia un rotolo della Torah", miniatura contenuta all'interno di una copia del "Mishneh Torah" ("Ripetizione della Torah"), codice ebraico di legge religiosa scritto da Maimonide tra il 1170 e il 1180. Questo manoscritto, copiato in Spagna o nella Francia meridionale da un copista di nome Isaac nella prima metà del XIV secolo, fu poi miniato in oro brunito e colori a tempera da Matteo di Ser Cambio, un artista non ebreo di Perugia (1400). Oggi è conservato a Gerusalemme, presso The National Library of Israel Collections (licenza immagine CC BY-SA 3.0, tramite Wikimedia Commons).
Testo di Pier Paolo Di Mino.
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.

