
È PIÙ SACRO VEDERE CHE CREDERE - LO SPLENDORE #34 - TROVARE LA PROPRIA PERDIZIONE
È certo che il Libraio non rappresenterà nessuna salvezza per Joseph Idel, il povero Idel, il buon compagno, l’uomo dal cuore grande, che pensa solo al bene, al bene vero e concreto, libero da ogni astrazione metafisica e morale; e si tormenta, Joseph, si strazia per il bene, come se il bene, quello vero e concreto, fosse la donna che ama; e pensa con dolore:
“se uno cerca, e magari riesce, a fare il bene a qualcuno, ecco che fa subito scontento un altro, perché quello che fa bene a uno magari fa male a un altro. Questa è una verità pratica che non si può camuffare con parole teoriche. E inoltre, facciamo il caso del tutto ipotetico, se uno riesce a fare il bene di tutti quanti, ecco: questo bene, allora, non è per te, non ti tocca, cioè, tu sei l’unico che non se lo può godere, tutti sono felici e soddisfatti, e tu invece sei stanco e frustrato. No, magari. Altro che stanco o frustrato. Fosse solo quello. La verità è che alla fine sei ridotto uno straccio, sei come un sacco vuoto, che tutto il bene che avevi dentro lo hai dato agli altri, e per te non è rimasto niente”. E il Libraio non sarà motivo di nessuna salvezza per Joseph Idel, che, entrando in quella libreria, troverà la sua perdizione; e questa perdizione sarà l’ultimo tassello di una costruzione nata generazioni prima.
Nell'immagine, Nell'immagine, un dettaglio di "Joseph Idel", una delle icone che Veronica Leffe ha realizzato per la "Genealogia di Hans".
Testo di Pier Paolo Di Mino.
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.

