
È PIÙ SACRO VEDERE CHE CREDERE - LO SPLENDORE #17 - CHI È FASSBINDER?
Ritengo che Joseph Idel avesse le sue ragioni per credere che c’era qualcosa che non tornava in quell’atlante, o nel modo in cui Hans lo guardava, o nel libraio che glielo aveva venduto, o nei libri esposti in quella libreria.
La sensazione che le cose “non fossero tanto per la quale”, del resto, lo perseguitava da giorni, ed era stata originata da un compagno del sindacato, tale Fassbinder. Joseph Idel “non lo conosceva troppo bene. Non ne sapeva nemmeno il nome di battesimo. Non è che erano in confidenza. Non sapeva niente di lui. Di fisionomia gli era pure sempre sembrato poco socialista, anche se il socialismo, questo è chiaro, non è un fatto fisiognomico. Era un tipo alto e molto magro, sempre ben vestito. Almeno così pareva a Idel, per quanto ne capiva lui di bei vestiti. E, comunque, non era il tipo dell’operaio o del lavoratore o del povero. Poteva addirittura sembrare uno che faceva finta di essere socialista. Oppure poteva essere perfino un poliziotto. Ma questa era un’idea tutta di Idel. Non aveva mai sentito dire niente al riguardo, in giro, e, anzi, Fassbinder era stimato da tutti un buon compagno, un compagno istruito oltretutto, che aveva studiato Il capitale e leggeva i giornali e sapeva commentare tutti i fatti”. Al dunque, chi è questo Fassbinder?
Nell'immagine, "L'Arcangelo Michele calpesta il diavolo sotto i piedi", icona su tavola realizzata nel 1676 da Simon Ushakov, oggi conservata presso la Tretyakov Gallery di Mosca (immagine nel pubblico dominio, tramite Wikimedia Commons).
Testo di Pier Paolo Di Mino
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.

