
È PIÙ SACRO VEDERE CHE CREDERE - LO SPLENDORE #4 - CONFONDERE LA SALVEZZA CON LA FEDE
Clea Idel è la mammana di Bohnsdorf, il sobborgo di Berlino dove è nato Hans Doré. È Clea ad aiutare Rosa a partorire.
Per lei, parrebbe, la salvezza è un oggetto concreto, che può essere afferrato con la fede. Afferma Clea: “la fede è come un gatto che cammina di notte e va verso il giorno. E il gatto è furbo. La fede serve a riconoscere i segni, a collegare tutto e vedere il significato della vita. Se sai questo, sai tutto. Hai visto la cosa meravigliosa piena di Dio. La vedi. Ti basta guardare. Guardi Rosa, piccola e smarrita, e non vedi una peccatrice, ma una bambina che è già una madre. E poi vedi nascere Hans. Com’è bello!, ti dici. Lo vedi mentre guarda assorto la finestra e mormora parole, e ti chiedi: con chi parla? Non serve la risposta. La sai già”. Con il tempo, conoscendo sempre meglio Clea, però, ho finito per nutrire un dubbio: che Clea confonda l’oggetto con lo strumento, e che abbia confuso la fede con la salvezza.

Nell'immagine, Sant'Anna, Maria e Gesù bambino, di Leonardo Da Vinci, olio su tavola realizzato tra il 1503 e il 1519, oggi conservato al Museo del Louvre (foto di Crijam, immagine nel pubblico dominio, tramite Wikipedia Commons).
Testo di Pier Paolo Di Mino.
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.
