
È PIÙ SACRO VEDERE CHE CREDERE - LO SPLENDORE #2 - LA PAROLA SI FA CARNE
Un’altra cosa mi fa pensare che la salvezza di cui parlo nel romanzo sia un oggetto: il fatto che infine il romanzo stesso diventa un oggetto: un libro dove le parole prendono corpo: dove l’oscura interiorità della parola che parla dentro ogni parola si fa carne.
Mi diverte allora pensare de «Lo splendore» ciò che si può pensare di qualsiasi libro: che ha un autore che lo ha ideato, un narratore che ne svolge la trama, e uno scrittore che ne verga le parole su carta: e che sono queste le tre figure che compiono metà dell’opera, l’altra metà compiendola il lettore. Però, mi riservo (per il momento) di non indagare quale oggetto sia la salvezza e per l’autore e per il narratore e per lo scrittore e per il lettore. Cercherò, dunque, fra i personaggi.

Nell'immagine, "La Trinità" di Andrej Rublëv, tempera su tavola, realizzata tra il 1425 e il 1427, oggi conservata a Mosca, presso la Tretyakov Gallery (immagine nel pubblico dominio, tramite Wikimedia Commons).
Testo di Pier Paolo Di Mino.
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.
