
È PIÙ SACRO VEDERE CHE CREDERE - IL LIBRO AZZURRO #179 - DANTE CONOSCE LO SPLENDORE
Dante ha conosciuto lo Splendore quando era ancora un bambino.
Giocarono insieme un intero pomeriggio nel cortile di una casa: lei, lo Splendore, gli insegnò a colorare i sassi con i petali dei fiori, a cantare le canzoni dei grandi storpiandole fino a farle diventare così diverse, gli disse, che solo gli angeli le possono capire, e poi gli mostrò la voce degli oggetti inventando che loro due erano il primo uomo e la prima donna, e che stavano in paradiso, e gli dimostrò quindi che il paradiso è una cosa facile, perché in paradiso non ci sono le regole secondo le quali gli uomini devono lavorare e andare in guerra, e alcuni sono poveri e altri ricchi, e i maschi e le femmine, appena diventano pronti per fare i figli, devono smettere di giocare e devono separarsi e diventare infelici. Poi, un giorno, Dante diventò adulto, e cominciò a vivere nella speranza e nella paura di incontrare di nuovo lo Splendore; visse come uno che fuma tre pacchetti al giorno per non telefonare alla ragazza che ama (tanto, tanto lei nemmeno mi pensa): e vivere così fu il suo modo di rimanere fedele a quel giorno, in quel cortile, quando imparò a colorare i sassi con i petali dei fiori e a scrivere versi che solo gli angeli possono capire davvero.
Nell’immagine “Dante’s First Meeting with Beatrice”, illustrazione a inchiostro, acquarello e gouache su carta, realizzata da Simeon Solomon, tra il 1859 e il 1863, oggi conservata a Londra, presso la Tate Gallery (Foto © Tate, immagine rilasciata sotto Creative Commons CC-BY-NC-ND [3.0 Unported]).
Testo di Pier Paolo Di Mino.
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.

