
È PIÙ SACRO VEDERE CHE CREDERE - IL LIBRO AZZURRO #152 - LA RAGIONE DEL RE DEGLI DEI
Platone, compiuti i cinquanta anni di età, rifletté nel cuore su cosa ne era stato della sua vita, e concluse che fallimento maggiore nessun uomo poteva realizzarlo.
Ma, di lì a poco, conobbe un giovane di grandiosa bellezza, i suoi occhi erano velati con sapiente artificio da un’ombra di indolenza, ma scrutavano tutto con stupore e malizia. Si chiamava Dione. Il suo nome, pensò Platone, ricorda quello del re degli dèi, il dio che mostra agli uomini come usare bene la ragione, ossia come arte bella che mirabilmente inganna, e, così facendo, ci libera dal lavoro e dal commercio e dall’uso del denaro, e quindi dalla miseria, e dallo sfruttamento, e dalle carestie, e dalle ingiustizie, e dalle pestilenze, e dalla guerra, e, forse, almeno un po’, perfino dalla necessità. Platone e Dione si innamorarono, e lottarono insieme per mostrare agli uomini la ragione del re degli dèi. Fu un fallimento anche questa volta, una vera catastrofe, e poi Platone morì, e, una generazione dopo, sotto il tacco degli stivali di Alessandro, morì tutta la Grecia. Ma non morì il re degli dèi, che ancora oggi, per mezzo del bell’inganno della ragione, mostra agli uomini cosa sia lo splendore.
Nell’immagine “Dione presenta Platone a Dioniso il vecchio”, acquaforte su carta eseguita da Tommaso De Vivo nel 1883, conservata a Napoli, presso la Certosa e Museo Nazionale di San Martino (Foto rilasciata dal Catalogo generale dei Beni Culturali con licenza CC BY-NC-SA 3.0 IT).
Testo di Pier Paolo Di Mino.
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.

