
È PIÙ SACRO VEDERE CHE CREDERE - IL LIBRO AZZURRO #100 - CIÒ CHE È COMUNE A TUTTI I VERI VIVENTI
Senza un cuore docile non si può conoscere il paradiso. Senza un cuore docile non si può concepire davvero, con bellezza, la giustizia che vige in paradiso, re-
golata su ciò che è comune a tutti i veri viventi. Questo rende chiaro fino a quale segno Cristo possedesse un cuore docile. Non fu, infatti, Cristo a insegnare a tutti le regole di questa giustizia regolata su ciò che è comune, mostrando la bellezza di una equa e fruttuosa distribuzione durante la moltiplicazione dei pani e dei pesci? Non fu Cristo a schernire il povero storpio che concorreva con gli altri derelitti per arrivare per primo alla famosa fontana in cui tutte le mattine, dicevano, si lavava le penne un angelo e le cui acque così benedette fornivano cure miracolose? Ma caro, disse Cristo allo zoppo, esistesse mai anche un angelo, tu, che sei zoppo, come pensi di vincere? L’unica è smettere di fare questa gara, rinunciare a tutte le gare e competizioni, levarsi dalla mente questa mania del primo e dell’ultimo, liberarsi di ogni superstizione, religione, teoria economica, e mettersi a vivere. E non fu Cristo a spiegare che gli uccelli vivono meglio degli uomini perché non lavorano? Nessuna creatura è nata per lavorare, ha spiegato Cristo. Non fu Cristo a scacciare i banchieri dal tempio? Non fu Cristo a preferire Maria Maddalena alla onesta, laboriosa, casta e continente, assennata e correttissima, puntigliosamente giusta e locupleta di opinioni sempre aggiornate Marta? Non fu Cristo ad allontanare con un solo gesto la morbosità materialistica, il culto della madrepatria, le pesti metropolitane dicendo a Maria, sua madre: donna, cosa abbiamo a spartire io e te? Non fu Cristo a liberarci dall’astrazione di un dio unico e solo, affermando perentoriamente, in croce, che dio ci ha abbandonato, e ora siamo adulti, e possiamo finalmente vivere felici qui, nel mondo, nel paradiso?
Nell'immagine, "Cristo in casa di Marta e Maria", olio su tela realizzato da Johannes Wermeer nel 1654-56, oggi conservato presso la Scottish National Gallery di Edimbrgo (Regno Unito). L'immagine è nel pubblico dominio, tramite Wikimdia Commons.
Testo di Pier Paolo Di Mino.
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.
