
È PIÙ SACRO VEDERE CHE CREDERE - IL LIBRO AZZURRO #95 - COME UNA RAGAZZA FELICE
Il dio della vita, che non conosce fine nel cerchio perenne del divenire, si guarda nello specchio: e, nello specchio, vede questa cosa, che non è nemmeno una
cosa, e non ha direzione, sebbene sia diritta e certa, e che balugina, eppure è oscura e profonda e altissima: è da levare il fiato. “Lo chiamerò mondo”, si dice. E questo lo diverte, perché il mondo somiglia alla verità, a quel momento della rappresentazione della vita, di questa menzogna, leggera e vaporosa, che ubriaca, che è come una stilla di umida elettricità (“Lo splendore”, inventa sul momento il dio, “questo è lo splendore”). “È un gioco che non voglio che smetta mai”, si dice infine il dio, e come una ragazza felice, che sogna quale forma dare all’amore, si mette a giocare con i dadi e gli astragali. Così si fa in paradiso.
Nella foto “Ragazza che gioca con gli astragali”, statua romana in marmo, databile tra il 150 e il 200 d. C., conservata presso l’Altes Museum di Berlino (foto originale di Anagoria, licenza CC BY 3.0).
Testo di Pier Paolo Di Mino.
Ricerca iconografica di Veronica Leffe.

