
È PIÙ SACRO VEDERE CHE CREDERE - IL LIBRO AZZURRO #85 - ERA UN PARADISO
Anche l’uomo, infine, come Dio, si è esiliato dal mondo, abbandonandosi a sé stesso, senza più riferimento all’altro, senza più riferimenti, e, chiuso quindi nel
nulla, ridotto alla nullità, ora mena un’esistenza dimentica, affidata a parole vuote, a leggi e decreti e decretali e norme che giustificano penosamente ciò che è privo di giustizia e bellezza, e passa i giorni così, concependo piani aziendali e muovendo eserciti. C’è ancora, però, chi parla, a volte, del senso vero e armonioso delle cose, dei momenti che passano e incidono nei minuti un significato perenne, e di saldi Stati e della civiltà, e poi si lamenta, quindi, e con terrore, di queste cose nuove, il pareggio in bilancio, la produttività, la buona dizione, e fa questo per sollecitare il desiderio della vita, quello dei biglietti dolci, pieni di enigmi e motti di spirito, e quello delle parole d’amore scabrose scambiante all’alba per sciogliersi il cuore, ma ormai ogni parola pare cadere: pare tutto un sogno, e il sogno è confuso. Nel sogno ci si ricorda del mondo. Era molto bello. Era un paradiso. Era come un tempio. E il tempio ora crolla: forse perché ne nasca un altro.
Nell’immagine “Paradiso terrestre”, olio su tela di Pierre Bonnard, realizzato intorno al 1923, conservato presso l’Art Institute of Chicago (foto originale di Sailko, licenza CC BY 3.0, via Wikimedia Commons).
Testo di Pier Paolo Di Mino.
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.

