
È PIÙ SACRO VEDERE CHE CREDERE - IL LIBRO AZZURRO #78 - IL DISPREZZO DI PLATONE
Il carattere solare, razionalistico, ragionieristico del re fu preminente nell’Egitto antico.
La perfetta regolazione del Nilo e delle acque, del loro senso per l’anima; l’assoluta regolazione della produzione e distribuzione delle merci, la sottrazione di queste dalla sfera del desiderio e dei bisogni umani; la terminale regolazione dei rapporti sociali conseguita per mezzo dell’eliminazione di quelli umani, era segno di una spiritualizzazione tale che Platone, rompendo l’abitudine degli aristocratici greci a un certo tipo di ammirazione per il totalitarismo egiziaco, non mancò di esprimere il suo disprezzo per l’idea di Stato che derivava da questa spiritualizzazione.
Nell’immagine, Stele di Ra-Horakhty-N 3795, opera in legno e pittura realizzata da artista sconosciuto intorno al 900 a. C. circa, conservata presso il Dipartimento di Antichità Egizie del Museo del Louvre di Parigi. (foto di Rama, Licenza Cc-by-sa-2.0-fr, tramite Wikimedia Commons). Nell’antico Egitto si riteneva che i faraoni fossero re dalla natura divina: erano associati al dio Ra, di cui si dicevano figli. Nella religiosità quotidiana, il sommo sacerdote si prendeva cura delle statue delle divinità custodite nel tempio e, nei giorni delle festività ad esse dedicate, solo la famiglia del faraone poteva innalzare inni e offrire sacrifici agli dei. La popolazione era esclusa da tutto questo: aveva il divieto di accedere ai templi, e non partecipava ai culti ufficiali (mentre in Grecia, al contrario, era preciso dovere dei cittadini prendere parte ai riti religiosi pubblici). Questa religione dei faraoni e dei sacerdoti appariva alla popolazione dell’antico Egitto molto misteriosa. Col tempo, e sempre di più, la religiosità popolare sviluppò una sensibilità molto diversa da quella ufficiale, meno spirituale, fatta soprattutto di elementi magici e superstiziosi, di amuleti, esorcismi e incantesimi.
Testo di Pier Paolo Di Mino.
Ricerca iconografica di Veronica Leffe.

