È PIÙ SACRO VEDERE CHE CREDERE - IL LIBRO AZZURRO #75 - IL BUIO MENTALE
Circa cento secoli fa l’uomo ha deciso, in un momento di sbiancato terrore, che alla realtà fosse preferibile un pugno di proposizoni logiche positive formalmente corrette.
Ha preferito sostituire la realtà con una serie di norme derivanti da un nomos da verificare, ossia: da rendere vero a tutti i costi. Ha, dunque, congegnato ogni sorta di metafisica per difendersi da questo sbiancato terrore con proiezioni psicotiche quali dogmi e opinioni e fedi, evidenze assolute e luminescenti, sillogismi e verità sentimentali promananti dal cuore quando è puro e innocente, fatti probatori, risultati statistici o di laboratorio ma comunque certi e ultimi, comunicazioni spiritistiche a diverso titolo, perché questo terrore, così bianco, gli ha fatto sentire preferibile alla vita un’esistenza di dolore e sofferenza, passata a lavorare proni, strappando terra alla terra, procurando carestie, spargendo pestilenze, praticando violenza e umiliazione. Dopo questa catastrofe, la figura del re venne secolarizzata. Il re, ora, doveva solo regolare economicamente questo dolore e questa umiliazione, tenendo il conto dei buoi e degli operai, delle guerre e delle malattie, registrando con acribia a quale valore numerico astratto e generale corrisponde la prostrazione di ogni essere al buio mentale dominante, praticando a ogni costo il pareggio in bilancio fra il nulla essenziale e quello finale a cui si può ridurre una vita. Il re diventò un grande ragioniere.
L’immagine è un dettaglio dell’incisione per il frontespizio di Leviatan di Thomas Hobbes, opera pubblicata nel 1651; l’incisione, opera di Abraham Bosse, fu realizzata con il contributo di Hobbes. (L’immagine originale è nel pubblico dominio, tramite Wikimedia Commons).
Testo di Pier Paolo Di Mino.
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.

