
È PIÙ SACRO VEDERE CHE CREDERE - IL LIBRO AZZURRO #71 - L'ETICA DI SPINOZA
Sul solco della tradizione biblica si pone infine ciò che può essere a tutti gli effetti considerata una importante miglioria del rito confessionale: l’Etica di Spinoza.
Spinoza, in questo meraviglioso struggente drammatico allegro libro, ci mostra che la realtà (o Dio) è perfetta e infinita, e che infiniti sono quei suoi attributi (ossia noi) che ne rivelano l’essenza. All’uomo sta solo vivere la realtà, accettando di essere ciò che è, cosa che si può fare solo capendo il più possibile (confessandoci) ciò che siamo: solo in questo modo possiamo gestire quell’utile illusione che chiamiamo libero arbitrio per quello che è, un’illusione, e fare quindi in modo che la sua invenzione sia utile, prima che a quella comunità senza la quale la nostra esistenza sarebbe solo insipienza, abbandono, umiliazione e disperazione, a quella cosa comune, la vita, senza la quale non saremmo nulla. Non è facile vincere un’illusione rafforzata nei millenni dall’abitudine e l’abuso, ma, ci assicura Spinoza (Benedetto è il suo nome!: non ho resistito a fare questa battuta); ma, ci assicura Spinoza “anche se appaia arduo, la via che ho mostrata condurre a tutto ciò, tuttavia la si può intraprendere. E arduo non può non essere, senza dubbio, quanto si ritrovi tanto di rado; ché come potrebbe mai accadere che la salvezza venga trascurata da quasi tutti, se essa fosse a portata di mano e si potesse trovare senza grande fatica?”
Nell’immagine un ritratto di Benedictus de Spinoza, pittura a olio di autore anonimo, collezione della Herzog August Library (immagine di pubblico dominio, via Wikimedia Commons).
Testo di Pier Paolo Di Mino.
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.

