
È PIÙ SACRO VEDERE CHE CREDERE - IL LIBRO AZZURRO #67 - IL GODIMENTO DELLA DEA
Anche gli Aztechi avevano diritto, una volta nella vita, di confessare i loro peccati. Il tema di queste confessioni aveva un carattere esclusivamente erotico.
I peccatori confessavano i loro desideri più intimi, più inferi, più salati: quegli abissi di voluttà che sfondano il cielo, quel cuore in gola, quell’accecamento, quella fame, quell’impazzimento. Le donne e gli uomini confidavano con dettagliata minuzia, con acribia oltracotante, gli esisti teatrali delle loro fantasie alla dea della lussuria, Tlazoltéotl. Questi desideri e queste fantasie erano instillate dalla dea stessa. Gli uomini e i loro peccati erano dunque il mezzo drammatico con cui la dea godeva dei racconti che lei stessa inventava, e la vita dell’uomo, per mezzo di questa pratica rituale, di questa circolare confessione, si configurava, almeno una volta nella vita, per ciò che è: un racconto che è bello fare e ascoltare.
Nell’immagine, statua azteca di Tlazoltéotl de México, 900-1521 d.C., conservata presso il British Museum di Londra (Foto by Gryffindor, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons).
Testo di Pier Paolo Di Mino.
Ricerca iconografica di Veronica Leffe.

