
È PIÙ SACRO VEDERE CHE CREDERE - IL LIBRO AZZURRO #64 - UNA BIBLIOTECA NEL DESERTO
Se vogliamo accettare la lettura che si dava nella scuola di Francoforte del nostro personaggio, potremmo anche dire che, se Odisseo era stato a lungo un
modesto borghese, mediocre e mesto, ossessionato dal bisogno di ripararsi dalla realtà dietro un certo numero di superstizioni (l’eroismo, il sabato sera, il bene comune, la razza, il profitto, la bellezza della guerra e la volontà della maggioranza, il superfluo necessario, quella certa voglia di qualcosa di buono), sull’isola dei Feaci, infine smise di essere tale, un piccolo individualista, un querulo in cerca di guadagni e soddisfazioni, per diventare un uomo capace di rendere comune ciò che è comune, la vita, e fondare un saldo Stato: una città reale, un labirinto di strade e una rete di uomini e donne che mima la circolare vastità della mente; che non sente il bisogno di dissimulare il deserto: al centro di questo si alza, infatti, una Biblioteca, dove Odisseo sfoglia un libro che parla di lui: ma ormai è un altro.
Nell’immagine “Città Ideale”, olio su tavola di Francesco di Giorgio Martini, realizzato nel 1495 ca., oggi conservato presso la Gemäldegalerie di Berlino (Foto originale di Saiko, licenza CC BY 3.0 , tramite Wikimedia Commons).
Testo di Pier Paolo Di Mino.
Ricerca iconografica di Veronica Leffe.

