
È PIÙ SACRO VEDERE CHE CREDERE - IL LIBRO AZZURRO #62 - LE FURBIZIE ERMETICHE
Odisseo, giunto all’isola dei Feaci, davanti al consiglio reale pratica una mossa retorica mai tentata prima: dice la verità.
La sua astuzia è stata improvvisamente modificata da un’intuizione repentina. Re dell’isola di Itaca, nome che significa furbizia, epiteto che si può riferire tanto a Ermete quanto a Prometeo, Odisseo improvvisamente sceglie di praticare una furbizia mercuriale, abbandonando i modi prometeici. Quale differenza passa fra l’astuzia prometeica e quella mercuriale? Non è difficile dirlo: la prima, mediante infingimenti, è rivolta al conseguimento di un bene; la seconda è l’espressione di un piacere. Le furbizie di Prometeo servono per procurare il conseguimento di un bene, come per esempio il fuoco, bene che porterà l’uomo a concepire molti impieghi del fuoco, e, quindi, a usare il fuoco, e, quindi, a lavorare tutto il tempo con il fuoco, a sprecare tutta la vita lavorando, ognuno sfruttando l’altro, e tutti insieme sfruttando la terra e le acque e il cielo, procurando carestie e pestilenze, violenze di ogni genere: le furbizie di Prometeo hanno come finalità il bene, e come risultato il male. Le furbizie ermetiche, invece, non hanno uno scopo: sono un piacere: quello della realtà. Attraverso queste furbizie e infingimenti l’uomo conosce la realtà, e ne gode. Odisseo, prima di approdare sull’isola dei Feaci, spesso impiega prometeicamente mille astuzie per tornare a casa, e, così, si allontana da essa sempre di più. Poi, però, decide di rispettare le leggi del sangue, ricorda forse qualche accorto insegnamento di suo nonno Autolico, figlio di Mercurio, e fa la cosa migliore davanti a quel consiglio regale: fa come chi vede un mondo finire e iniziarne un altro, e decide di praticare poeticamente la verità e salvarsi la vita.
L’immagine è “Ulysses on the Hearth Presenting Himself to Alcinous and Arete”, (Ulisse al focolare si presenta ad Alcinoo e Arete), acquaforte su carta di John Flaxman, realizzata nel 1805 per le illustrazioni a “The Odyssey of Omer”, oggi conservata presso la Tate Gallery di Londra (Photo © Tate concessa su licenza CC-BY-NC-ND 3.0 (Unported).
Testo di Pier Paolo Di Mino.
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.

