
È PIÙ SACRO VEDERE CHE CREDERE - IL LIBRO AZZURRO #61 - LA CONFESSIONE DI ODISSEO
Conoscere gli dèi significa conoscere la forma e i limiti della realtà: chi conosce la forma e i limiti della realtà conosce sé stesso e può fondare un saldo Stato.
La conoscenza di sé stessi è premessa da quel distacco da sé stessi che consente di conoscere la realtà. Solitamente questo distacco avviene dopo avere riconosciuto il proprio vissuto come una storia, che, alla fine, si è rivelata stupefacente e fantastica. Francamente me ne frego, è quanto viene poi da dire ad alcuni in quel momento letteralmente cruciale dell’esistenza. Ero solo un burattino, dicono altri, o, altri ancora: un pupazzo di fango. La scena esemplare di questa tramutazione del vissuto in storia (e conseguente liberazione) la troviamo nella lunga confessione che Odisseo depone all’attenzione del consiglio regale dell’isola dei Feaci.
Nell’immagine “Le avventure di Ulisse”, tempera su tavola di Apollonio di Giovanni, realizzata tra il 1435 e il 1445, conservata presso l’Art Institute of Chicago (immagine rilasciata dall’Art Institute of Chicago con licenza CC0 1.0).
Testo di Pier Paolo D Mino.
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.

