
È PIÙ SACRO VEDERE CHE CREDERE - IL LIBRO AZZURRO #32 - DIO GIOCA CON I DADI
I dadi offrono la certezza di una vasta equità. Platone li adorava: sono simmetrici, hanno facce regolari e uguali, hanno vertici e spigoli equivalenti.
Per questo motivo, per Platone non meno che per Eraclito, per Eraclito non meno che per un qualsiasi sacerdote di Ur (nella calura che fumigava l’aria, mentre il sole sgretolava la terra, la furia numeratrice di quegli uomini chini sulle tavole del backgammon si esaltava morbosamente per raggiungere la massima approssimazione alla realtà); per questi sacerdoti non meno che per qualsiasi baro di Babilonia, Dio gioca di continuo con i dadi. Lo fa per mantenere saldo e fermo il mondo. Dio gioca con i dadi senza stancarsi mai: li getta, e con gli occhi insegue le serie numeriche che producono nell’aria, secondo inviolabili principi di indeterminazione, leggi ominose della probabilità, perfette concatenazioni di luminosi osservabili. Mentre gioca con i dadi, Dio mormora le parole con cui crea il mondo. Le trae da un libro (dicono): un dizionario interminabile. Le parole nascoste in questo dizionario non arrivano mai a essere tutte, e a completare il mondo. Ma Dio continua a mormorarle mentre gioca con i dadi: dicono cerchi di raggiungere la parola che significa Dio.
Nell’immagine, uno schizzo di Edward Coley Burnes-Jones intorno al 1861, probabilmente realizzato per “I giocatori di backgammon”. Il disegno oggi è conservato presso la Tate Britain di Londra (Foto © Tate, rilasciata con licenza Creative Commons CC-BY-NC-ND (3.0 Unported) ).
Testo di Pier Paolo Di Mino.
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.

