
È PIÙ SACRO VEDERE CHE CREDERE - IL LIBRO AZZURRO #30 - LA VERITÀ È UN’AZIONE CREATIVA
Per i greci la verità era un’azione creativa: la dolorosa azione creativa di rimuovere un velo dai propri occhi.
Ancora oggi diciamo: svelare la verità, che è appunto l’azione di rimuovere dai nostri occhi quelle chimere, le spensierate bande nere dell’ignoranza, quei giochi di luce che abbacinano la mente e offuscano la vista, quei nepenti che addormentato i nostri sensi (queste opinioni con cui sostituiamo la realtà; queste superstizioni che ci allontanano dalla vita e ci costringono a trascurare i nostri doveri umani per lavorare e produrre, gli amici e gli amori per asservirci alla socialità e agli altri castighi civili, il bene del nostro essere per ottemperare ai protocolli industriali del benessere). Prima che facessero la loro comparsa Socrate e gli altri sofisti, quando i rapporti fra il re e il mistico pendevano ancora a favore di quest’ultimo, quando il mondo era già in bilico sul baratro nel quale dimoriamo, si levò Eraclito per avvertirci che tutto il male stava qui, nel vivere come dormendo, separati dal mondo e dalla sua verità, chiusi nella propria illusoria individualità; e si levò Parmenide, e si levò Empedocle, che, degli uomini chiusi in se stessi, ridotti a individui dice: “molte miserie li incalzano, oppressa la loro facoltà di conoscere, avendo dalla vita discreto solo una piccola esistenza (Empedocle, “Perì phýseos”, frammento 2).
L’immagine rappresenta Afrodite al suo arrivo sull'isola di Cipro mentre, circondata da eroti alati, col suo solo passaggio apre la vegetazione in un’esplosione rigogliosa. Si tratta del dettaglio di un'anfora del IV secolo a.C., opera del cosiddetto "Pittore di Afrodite", conservata al Museo archeologico di Paestum (foto di Xinstalker at Italian Wikipedia, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons).
Testo di Pier Paolo Di Mino.
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.

