
È PIÙ SACRO VEDERE CHE CREDERE - IL LIBRO AZZURRO #1 - SACRO È CIÒ CHE È INTOCCABILE
Sacro è ciò che è intoccabile. Sacro è ciò che è rapinoso e criminoso. Cosa c’è, allora, di più sacro che vedere?
Vedere è un atto violento e criminale contro ogni nostra fede, ogni nostra opinione e sentimento, perché vedere è praticare l’impossibile. Vedere significa toccare qualcosa che sfugge immediatamente. Tocchiamo un oggetto con i nostri sensi ma ecco che l’oggetto sfugge e di esso ci rimane solo una fantasia vissuta dai sensi e trasmessa come ricordo nella nostra coscienza. Una chimera. Possiamo davvero vedere, dunque, solo in quell’immediatezza, in virtù di quella folgore eraclitea che governa tutte le cose. Possiamo solo vedere nei bagliori della nostra immaginazione. Vedere: ficcare gli occhi in quella trama invisibile che è più forte della visibile. Tutto questo è anche un gioco, ovviamente. Un gioco di specchi, per esempio. Come, del resto, impariamo a Villa Item dove, in una lezione memorabile, scopriamo che la vita è un dio che si specchia. È qui che troviamo il più manifesto dei segreti. Il segreto che, più degli altri, permea l’esistenza umana. Afferma con austera sicurezza Eraclito di conoscersi, avendo chiesto vaticinio a sé stesso come si addice all’oracolo di un dio. A Delfi, con maggiore ironia, si invitava l’uomo a non avere altro pensiero che questo, conoscersi: poco più di un gioco di parole: conoscere ciò che è impossibile conoscere, perché non c’è. Ma qui è anche detto meglio. Il giovane che viene iniziato al più importanti dei saperi (se è vero che il sapere, come dice la parola, è ciò di cui sappiamo, il nostro succo), sapere chi si è, viene invitato a guardarsi in uno specchio, e a riflettere così nel proprio pensiero, nella propria immaginazione, l’immagine di una maschera. La maschera di un dio che è anche un animale. Inesauribile mutevolezza del nulla.
Nell'immagine, "Sileno e satiri", scena dell'Iniziazione ai misteri dionisiaci, affresco dalla Sala dei Misteri, Scena VI nella Villa dei Misteri, sita nel Parco Archeologico di Pompei (foto nel pubblico dominio, tramite Wikimedia Commons).
Testo di Pier Paolo Di Mino.
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.

